Impianti cocleari per bambini sordi

L’ultimo impianto cocleare effettuato da Antonio Della Volpe al Santobono risale a meno di un mese fa. A essere sottoposto all’intervento che gli ha restituito l’udito è stato un bimbo di Ramallah di appena due anni. Il device elettronico, un vero e proprio orecchio bionico, viene inserito direttamente nell’orecchio interno di chi è affetto da sordità grave e profonda, e consente di riacquistare la capacità di sentire suoni e rumori, e di comprendere parole e frasi. In sintesi, di tornare a una vita di relazione normale. Nel caso dei bambini in particolare, la tempestività garantisce uno sviluppo del linguaggio sovrapponibile a quello dei suoi coetanei. Ma stavolta, la peculiarità dell’impianto che ha ricevuto il piccolo palestinese è caratterizzata dalla sua compatibilità con la risonanza magnetica a 3 Tesla eseguibile senza rimuovere il magnete: contenuto nella sua parte interna infatti, può essere orientato secondo i campi magnetici della risonanza stessa.

In questo modo si evita la sua rimozione e la successiva inevitabile smagnetizzazione che, di fatto, gli farebbe perdere funzionalità. L’impianto cocleare in un paziente di nazionalità extra europea non è il primo eseguito da Della Volpe grazie alla convezione tra Regione e Stato palestinese. Il centro regionale del Santobono-Pausilipon accoglie tanti piccoli pazienti affetti da disabilità uditive gravi e profonde che non potrebbero essere curate nel proprio paese di origine con tecnologie sofisticate e all’avanguardia. «I bambini che giungono a Napoli con i genitori», racconta Della Volpe, direttore del dipartimento di Chirurgia della Sordità, «rimangono per circa due mesi, poi rientrano nel loro paese per la riabilitazione del linguaggio e i controlli audiologici. Grazie a questo contesto di cooperazione internazionale, i tecnici del nostro centro sono sempre in stretto contatto con i colleghi audiometristi in Palestina, così da poter intervenire e risolvere ogni eventuale problema post operatorio».

Finora Della Volpe e la sua équipe di tecnici e specialisti hanno eseguito oltre 500 impianti cocleari in piccoli pazienti ipoacusici tra 8 mesi e 15 anni. E il centro partenopeo è oggi tra i primi in Italia per numero di impianti in età pediatrica. «L’impianto cocleare rappresenta attualmente il golden standard nel trattamento dell’ipoacusia neurosensoriale grave e profonda nel bambino e nell’adulto », sottolinea lo specialista, «nel bambino l’iter diagnostico e terapeutico ideale è lo screening uditivo alla nascita». L’intervento, in anestesia generale e con rischio di complicanze estremamente basso, prevede due fasi: la prima consiste nel fissaggio del ricevitore-stimolatore nel temporale (mastoidectomia), la successiva è rappresentata dall’inserimento nella “rampa timpanica” della coclea e del filo porta elettrodi. Il paziente può tornare a casa dopo 24-48 ore, mentre a distanza di 20-30 giorni l’impianto viene attivato (Fitting) e il bambino inizia a sentire. «L’udito è l’unico organo di senso che può essere sostituito », conclude soddisfatto Della Volpe.

 

Social